La quarantena e' un motivo di profondo disagio. E' davvero cosi ovvio?

Siamo chiusi in casa, alcuni da soli e altri in compagnia dei propri conviventi. Accendiamo la TV, giriamo sui social, cerchiamo notizie che tutto sono tranne che rassicuranti. Tutto è il contrario di tutto. Un virus che mette paura, che non si conosce, che fa saltare riti e ideologie. Ognuno di questi singoli eventi ci mette in uno stato di profondo disagio. Paura, rabbia, tristezza per tutto ciò che accade fuori dal nostro controllo, e che ci porta a doverci attenere a tutta una serie di nuove regole, restrittive ed imposte dall'esterno, la così detta quarantena. Tutto ciò descritto sono gli eventi, gli eventi attivanti. Un evento non crea disagio di per sè, non crea nulla. L'evento attiva, appunto, tutta una serie di interpretazioni che appartengono ad ogni singolo soggetto diversamente dall'altro. A fronte delle diverse interpretazioni si innescano stati emozionali e comportamenti coerenti all'interpretazione attivata. “Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma le opinioni che essi hanno delle cose.“1 La domanda nasce spontanea: che cosa è che provoca disagio? Quello profondo? esistenziale? La quarantena è l'evento. Che cosa ha attivato? I più continuano a rispondere girando intorno al disagio descrivendo in maniera più o meno dettagliata l'evento. Sto male perchè non sto andando a lavoro, non vedo il mio fidanzato da 20 giorni, stare a casa mi annoia e mangio di continuo...ecc. In pochi individuano in nucleo della sofferenza che gli eventi hanno solo sollecitato. Pubblicità Analizziamo attentamente cosa succede durante questa quarantena. Non si può uscire se non per motivi essenziali riguardanti la salute, l'approvvigionamento e alcuni tipi di lavoro. Questo preclude ogni possibilità di dedicarsi ad attività per il benessere personale, frequentare persone, mantenere una buona socialità, dedicarsi a hobbies e divertimenti. Finchè non ci sono impedimenti non ci rendiamo conto della preziosità di tutto ciò che è parte delle nostre vite, scontato e molto spesso inserito in una noiosa routine. La quarantena sostanzialmente preclude la libertà individuale, la libertà di scegliere. Buffo il fatto che per una buona parte delle nostre vite ci troviamo indecisi e incapaci di compiere alcune scelte, arrovellandoci la mente con quesiti che possono protrarsi per anni sulla scelta migliore da fare, avendo però la libertà di farlo. Frequentemente dubbiosi sulla scelta giusta con la consapevolezza di fondo, non consapevole, di avere comunque la possibilità e la libertà di fare. E' così scontata che non diamo quasi mai alla libertà il peso che dovrebbe avere per il nostro benessere psicologico. La sofferenza, quella profonda, che matura spesso sintomi e comportamenti estremi, che ci spinge a chiedere aiuto insorge quando la persona sente di non poter scegliere. Non ci sono opzioni. Non ci sono alternative. Si può fare solo in un modo, non deciso da noi. E per quanto siano convincenti e razionali le motivazioni la sofferenza cresce e si manifesta, a volte anche in modi bizzarri. ETIMOLOGIA dal latino: libertas l'essere libero.2 La libertà, forse, si avvicina etimologicamente al piacere: libare, libidine; e anche alla fratellanza, alla famiglia: in latino i "liberi" sono i figli, e ancora oggi le liberalità sono i doni incondizionati. Anche in altre lingue è forse così: pensiamo al "freedom" inglese, così affine al "friend", all'amico, e al "Freiheit" tedesco, così affine alla "Friede", alla pace. La libertà è ben lontana dall'artista vagabondo o da colui che si da a sfrenatezza senza regole. La libertà non è arbitraria e non è un caso. Trova il suo fondamento nell'autodeterminazione, nell'autoaffermazione e sopra tutto nella consapevolezza dei propri bisogni primari e secondari. Scegliere non è una impresa titanica se ci è chiaro ciò che è meglio per noi stessi, con unico limite la libertà dell'altro. Nell'ordinario passiamo molto tempo a riflettere sulle scelte da fare, con una indecisione spesso legata alla troppa libertà e alla scarsa consapevolezza interpersonale. Cresce l'ansia da prestazione, la paura del fallimento ci rincorre anche di notte, l'insoddisfazione e la frustrazione, il rimpianto. Poi arriva la quarantena in cui la libertà individuale è messa ai confini del bene collettivo e delle decisioni di pochi. Nessuna libertà di scelta. In pochi colgono il paradosso. Il dispiacere profondo, esistenziale. In questo marzo 2020 in verità ci viene offerta una importante opportunità, rivalutare le nostre sofferenze quotidiane pre-quarantena e rimettere un ordine equilibrato. Pubblicità Lo stop di questo periodo ci toglie tanti stimoli che ci bombardavano ogni giorno e riempivano tutti gli spazi. Una occasione quella di oggi unica che forse dipesa dalle nostre volontà non sarebbe mai arrivata. Rivolgiamo la nostra attenzione all'interno, agli spazi vuoti, prendiamo carta e penna e mettiamo nero su bianco i preziosi pensieri che affiorano in momenti così particolari nella storia dell'essere umano. Riprogrammiamo il nostro tempo, lo spazio, i desideri. Spingiamoci verso l'ascolto e la consapevolezza, passeggiando sul viale dei ricordi, abbracciamo noi stessi. Facciamo in modo che la quarantena dia un senso rinnovato alle nostre sofferenze ridonandoci quel bene alla base del nostro equilibrio psicofisico, la consapevolezza della libertas. L'essere libero. BIBLIOGRAFIA https://unaparolaalgiorno.it/significato/liberta https://le-citazioni.it/frasi/211292-epitteto-cio-che-turba-gli-uomini-non-sono-le-cose-ma-le-o/ NOTE 1. Epitteto, 5; citato in Arthur Schopenhauer, L'arte di essere felici, Adelphi 2. (Testo originale pubblicato su: https://unaparolaalgiorno.it/significato/liberta)

Dottoressa Tiziana Persichetti Auteri

Pubblicato su : Psiconline Psicologia e Psicologi in rete

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